Autonomia: uno spazio per il Tejo, uno spazio per la danza

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Autonomia formale come arma a doppio taglio: da un lato la libertà come ricerca compositiva originale e poetica, dall’altro un caos di forme e para-architetture sterili. La conseguenza dell’influenza autonoma sull’architettura è risultata essere così un festival di forme ed espressioni in cui provare a rintracciare, ponendo l’autonomia come chiave di lettura, i segnali e gli stimoli per la risposta progettuale richiesta dal laboratorio: uno spazio per la danza, uno spazio per il Tejo. Avvalendosi della libertà interpretativa concessa dalla richiesta e data la grande adattabilità della funzione della danza, il progetto nasce dalla ricerca di immagini e relazioni tra la disciplina architettonica e campi esterni ad essa, come l’arte, il teatro o la danza stessa. Il progetto va oltre la conformazione classica del teatro, per produrre sia uno spazio non convenzionale, strettamente dedicato e legato alla danza, che uno spazio pubblico alternativo. Una ricerca autonoma che ripensa le relazioni tra gli elementi teatrali, quali palco e platea, per offrire un nuovo modo di vivere il teatro. Se il Moderno nacque come reazione ai canoni che definirono la disciplina architettonica fino al Novecento, la corrente contemporanea ha superato, a sua volta, i preconcetti imposti dal Modernismo stesso. Queste trasformazioni interne alla cultura architettonica hanno sempre coinciso con la ricerca di autonomia della disciplina. La scintilla autonoma primordiale è rintracciabile al principio del Moderno. Da qui si inizierà a definire ciò che le varie teorie sull’autonomia hanno comportato nella storia dell’architettura. Verranno individuati progetti e teorie storiche in cui tale concetto è fortemente presente per tracciare le vie che hanno permesso l’insediarsi dell’autonomia nella composizione formale dell’architettura, cambiandola dall’interno. Con la consapevolezza e gli occhi di chi ha posto le basi per tale questione, si proverà dunque a capire come le forme dell’architettura contemporanea abbiamo fisicamente interpretato tali pensieri. Una costellazione di pensieri e idee sull’autonomia, appartenenti a situazioni storiche e culturali differenti, ha liberato la composizione architettonica dalla catena di regole e canoni stilistici. Consegnando le redini del gioco alle mani libere dell’architetto, la disciplina ha affidato a quest’ultimo la responsabilità di dover guidare l’architettura verso nuovi orizzonti compositivi.

Keywords

Autonomia, Spazio, Tejo

Document Type

Master thesis

Publisher Version

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TID

201962373

Designation

Dissertação de Mestrado em Arquitectura
Access Type

Open Access

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